Tecniche seo: ottimizzazione, posizionamento, link building

Link building seo: cos'è, come farla, serve veramente?

Web directory: dopo la chiusura di DMoz hanno ancora senso?


DMOZ
(Mozilla Directory) ebbe origine nel 1998 come progetto di Open Directory, una sorta di enciclopedia del web che indicizzava milioni di siti web organizzati per categorie.

L'inserimento era deciso da operatori umani (Google ancora non esisteva), e poiché non tutti i siti venivano accettati, la presenza su DMOZ era motivo di orgoglio poiché equivaleva ad aver 
superato una sorta di controllo qualità. Lo stesso Google inizialmente attingeva da DMOZ per costruire il proprio indice.

Molti, come il sottoscritto (2002), conobbero DMOZ in ambito Seo perché era considerato un must per avere backlink qualificanti al proprio sito o a quello dei propri clienti. Un link proveniente da DMOZ infatti aggiungeva valore alle pagine di destinazione accrescendone il pagerank, una sorta di punteggio che gli conferiva autorevolezza e lo spingeva in alto nelle serp. Cioè nei risultati delle ricerche.

Ora sappiamo che il progetto DMOZ è stato chiuso come Web Directory e trasformato in qualcos'altro ma la necessità di avere backlink qualificanti attraverso la cosiddetta link building, è tutt'ora attuale. Ma ha ancora senso?

 

Quanto influisce la link building sul posizionamento nei motori di ricerca?

Personalmente penso sia difficile, se non impossibile, dare una risposta esaustiva. Ho provato a farlo con un piccolo test su ubersuggest. Riporto i risultati in modo anonimo sia perstat seo milano ubersuggest evitare riferimenti espliciti a siti concorrenti sia perché parliamo comunque di dati dinamici.

Potete provare anche voi, probabilmente gli ordini di grandezza non cambieranno anche a distanza di tempo.
Analizziamo ad es. la combinazione di parole chiave seo milano. La pagina web media che si posiziona nelle top 10 ha 36 backlink e un domain score di 23. Parliamo quindi di media.

Se analizziamo invece il dettaglio vediamo che la top ten di Google non disdegna ospitare ben due pagine con 0 (zero) backlink. Di cui una in 3° posizione e una in 9°. Abbiamo due picchi di 88 e 186 ma anche pagine con solo 3, 6, 7 link inbound ricevuti da altri siti.

Naturalmente per completezza dovremmo considerare anche altre variabili, ad es. il domain score che valuta l'efficacia generale di un sito web in base a diversi parametri, la sua autorevolezza (domain authority) oppure il Citation flow e il Trust flow ed altre metriche determinabili attraverso tool di analisi gestiti da piattaforme indipendenti come Semrush, Ahrefs e Majestic, solo per citare quelle più conosciute dopo la dismissione del pagerank ufficiale di google.

 

Seo core, Seo ranking, Domain Authority

scoreL'autorità di un sito, il suo punteggio qualità, sono quindi influenzati non solo dal numero di link esterni in ingresso ma anche dalla loro autorevolezza, popolarità (anche social) e pertinenza con i nostri contenuti.

Questo aspetto della seo ha una sua complessità ed è uno dei più discussi in rete ma anche uno di quelli più spinosi perché non dipende direttamente dal nostro lavoro ma da fattori esterni. E quindi dalla nostra capacità di influenzarli.

Questo semplice test ci permette comunque di trarre alcune conclusioni interessanti. E siccome i numeri, per quanto stimati, non sono opinioni, possiamo affermare che l'efficienza generale di un sito ai fini del suo posizionamento nella serp di Google non è vincolata esclusivamente e neanche in maniera preponderante dal numero e dalla qualità dei link in ingresso: vedi posizione 3° con domain score 58/100, link in ingresso = 0 e popolarità social = 0.

Ciò non toglie che un sistema di backlink, ragionato, ponderato, curato nel tempo abbia un determinato peso sul posizionamento. Ma è essenziale, o quanto meno auspicabile, che l'accesso alla top ten non sia appannaggio solamente dei siti più anziani e consolidati che hanno verosimilmente avuto tempo, modo e mezzi per costruire fortezze di link building.

E non sia quindi una barriera impenetrabile per siti giovani, freelance e start-up. Cosa che renderebbe meno interessante una sana competizione oltre che meno fresca e rinnovabile l'offerta web. E questo (non ho dubbi) è ascrivibile all'intelligenza sempre più raffinata (per quanto artificiale) degli algoritmi di Google.

 

È possibile fare link building in modo naturale?

Posto che per link building si intende quell'attività finalizzata a produrre link qualificanti verso un sito web, e che tali link se provengono da siti autorevoli, cioè con una website authority alta, trasmettono una parte della loro autorità al nostro sito web, favorendone il posizionamento nei risultati di ricerca, si pone la domanda: perché parliamo di backlink naturali?
Perché è lo stesso Google che li raccomanda nelle sue istruzioni per i webmaster.backlink naturali linkbuilding seo

Per quanto a nessuno sia dato sapere come ragioni effettivamente l'intelligenza artificiale dei robot di Google, è opinione diffusa, e a mio avviso anche fondata, che sia sensato seguire le linee guida indicate dallo stesso motore di ricerca. E cioè che i link in ingresso, affinché siano efficaci, debbano essere spontanei; in qualche modo appunto naturali.

Ciò perché un link ad una risorsa esterna presuppone un rapporto di fiducia verso il sito di destinazione; basato cioè sulla qualità dei suoi contenuti. Non quindi un do ut des: cioè uno scambio di link (crosslinking) finalizzato ad ottenere un vantaggio reciproco. Pertanto i link dovrebbero essere, oltre che naturali, unidirezionali.

Se ad es. ho un portale turistico con un'authority elevata e ospito una lista di link a strutture ricettive, ristoranti, enoteche, palestre ed esercizi commerciali di una specifica località o regione, ho tutto l'interesse a verificare che i destinatari dei link siano seri e affidabili. In tal modo il mio sito accresce la propria autorevolezza come hub di segnalazione e la trasmette in parte alla rete di destinazione.

Il mio portale quindi, in quanto affidabile, riceverà molte visite. E più elevato sarà il numero delle visite, maggiore sarà il suo ranking, cioè il rapporto di fiducia del motore di ricerca nei suoi confronti. Naturalmente a vantaggio del posizionamento nelle serp.
Ma nella realtà della rete non è tutto così lineare. E di naturale e spontaneo spesso c'è ben poco. Vediamo perché.

 

Quanto è determinante la link building per il successo della SEO?

Se è vero che Il sito A con website authority alta può trasmettere parte della sua autorità al sito B, ospitando nelle proprie pagina un link a quest'ultimo, e che tale autorità influisce positivamente sul posizionamento del sito B favorendone la popolarità e rendendolo a sua volta autorevole agli occhi del motore di ricerca, quali sono i fattori che conferiscono l'autorità iniziale al sito A?

influenza linkbuilding sulla seo copia
Diciamo che è un po' il problema dell'uovo e della gallina... Se la website authority fosse propagata esclusivamente per via lineare da un sito autorevole a uno meno autorevole, avremmo teoricamente un meccanismo di trasmissione del ranking di tipo quasi castale.

Una sorta di potere di investitura che assegnerebbe inevitabilmente rendite di posizione a piattaforme con una loro popolarità intrinseca. Riconducibile ad es. a noti brand e griffe di caratura internazionale, vedi settori moda, tecnologia e ristorazione che potrebbero a loro volta spendere la loro website authority per ramificare e ampliare la loro offerta in rete.

Diversificando ad es. il target di riferimento attraverso nuovi network, nuove produzioni e servizi differenziati rispetto al core business di riferimento.

Non solo convogliandovi volumi di traffico diretto attraverso collegamenti sulla piattaforma principale (referral) ma sviluppando posizioni dominanti anche sulla ricerca organica, quella per parole chiave e categoria di prodotto (organic search).

E questo grazie ad infusioni importanti di rating, effettuate appunto attraverso collegamenti diretti dofollow ai siti della rete commerciale secondaria.
E ciò si configurerebbe inevitabilmente come una forma di concorrenza asimmetrica rispetto ad attività emergenti, giovani start-up e nuovi imprenditori appena affacciatisi in rete. Potenzialmente innovativi ma penalizzati da una scarsa copertura in termini di backlink qualificanti in entrata.

Qual'è dunque in termini SEO la prima vera spinta vitale per un sito web che non ha “santi in paradiso”?

 

Cosa spinge un sito web verso la popolarità e la top ten?

L'ipotesi più accreditata, e anche quella più credibile, oltre che caldeggiata dallo stesso Google, è che a influire sulla popolarità di un sito web sia soprattutto la qualità intrinseca dei suoi contenuti. Google è molto chiaro su questo aspetto. E nella sua guida introduttiva all'ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO) spiega in modo dettagliato cosa è bene fare e non fare, distinguendo tra Pratiche consigliate e Pratiche non consigliate. Riporto a titolo di esempio il seguente paragrafo:

 

Crea un sito utile e interessante

"La creazione di contenuti interessanti e utili influisce sul sito web probabilmente molto più di tutti i fattori illustrati in questo articolo. Gli utenti sanno riconoscere i contenuti validi quando li vedono e probabilmente sono disposti a consigliarli anche ad altre persone, ad esempio tramite post di blog, servizi social media, email, forum o altro.Il passaparola e la condivisione organica sono ciò che ti aiuta a creare la reputazione del tuo sito sia tra gli utenti sia in Google e raramente si verificano senza contenuti di qualità."

 

La best practice di cui parla Google è esattamente il concetto di “naturalità” di cui parlavamo in un precedente paragrafo. Ma quanto si verifica realmente?

 

Backlink naturali: mito o realtà?

È possibile quindi che la reputazione di un sito abbia uno sviluppo “naturale” utile ai fini SEO, favorito dal passa parola e dalla condivisione spontanea degli utenti, come consigliato da Google?
Tralasciando la condivisione via mail che è di fatto privata, quante persone consigliano o condividono pubblicamente una pagina perché la ritengono interessante? Quanti e quali argomenti sono talmente popolari e attrattivi da quadagnarsi una condivisione social spontanea?

natural link building
È evidente che alcune categorie di argomenti hanno più appeal di altre che risulteranno inevitabilmente penalizzate, per non dire escluse, dalla condivisione spontanea.

Soprattutto nei social. A meno che non si tratti di filmati spettacolari con imprese estreme, attualità scottante, flame, meme strappa like o post che nascono e muoiono nella timeline di facebook.

Per non parlare dei forum... Nei forum generalmente si dibattono questioni tecniche, si pongono domande, si condividono dubbi e si propongono possibili soluzioni a problemi comuni.

Generalmente le regole dei forum inoltre scoraggiano la pubblicazione di link che facciano riferimento al proprio sito se non per motivi strettamente necessari ad illustrare meglio un problema pertinente alla sezione in cui si posta. E quando si fa si scopre che i link, per evitare fenomeni di spam, sono impostati come nofollow, cioè con un tag che indica ai motori di ricerca di non seguirli. Operazione che vanifica l'utilità di quei backlink ai fini del pagerank. Non trasmettendo quindi valore al sito di destinazione.

Sarà un caso quindi che la maggior parte dei link in ingresso, utili ai fini del ranking, provengono principalmente da altri siti più o meno “collegati” a quello principale oppure da web directory emule della (forse scomparsa) DMOZ?

Cosa c'è quindi di “naturale” in questo sistema di backlink definito, guarda caso ”link building? Quindi costruzione di collegamenti?

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Esistono realmente i link “naturali” utili alla seo?

Per provare a capirlo dimentichiamoci per un attimo di tutto ciò che abbiamo letto sul natural link building e facciamo un piccolo test. Facciamolo partendo dalle pre condizioni necessarie o (a seconda dei casi) consigliate:

  1. link preferibilmente unidirezionali: (link dal sito A al sito B): i link reciproci: link dal sito A al sito B ricambiato da link dal sito B al sito A (crosslinking) hanno meno valore e sono potenzialmente penalizzanti perché presuppongono uno scambio e quindi non una condivisione spontanea ma un reciproco interesse;

  2. link deve provenire da sito con contenuti simili o affini a quello di destinazione: il link a un sito di Diving ospitato da un sito di una casa vacanze al mare è molto più credibile di un link ad un sito di microbiologia ospitato dal sito di un parrucchiere e quindi avrà molto più valore;

  3. linkdofollow: Il link dovrà essere impostato senza il tag “nofollow” che indica al motore di ricerca di non seguire quel link. Quindi di ignorarlo.


Per questo piccolo test sceglierò un sito di esempio con caratteristiche potenzialmente favorevoli alla creazione di link “naturali”, quindi unidirezionali e spontanei verso altri siti. Non è necessario citare questo o quel sito, lo farò quindi in modo anonimo.

Il sito di esempio è un portale turistico (sito A) con un domain rating di tutto rispetto 50/100, un considerevole volume di visite mensili stimate (oltre 25000), che ospita, in veste di guida backlink naturali seosempliceturistica, copiose liste di link a sagre, eventi, siti archeologici, trasporti, itinerari artisti e naturalistici, preziosissimi per il turista, ma anche paginate di link dofollow a strutture ricettive, di ristorazione, cantine, enoteche, paninoteche. Cioè ad attività commerciali private che ne traggono beneficio sia come pubblicità diretta sia come trasmissione di rating qualificante al loro sito web.

Entrambe le tipologie di link (sia quelli di interesse generale, sia quelli di interesse commerciale) oltre a favorire le strutture destinatarie, essendo pertinenti all'attività di guida turistica del sito A, sono importanti per quest'ultimo anche ai fini seo. Google infatti considera qualificanti (o meno) anche i link in uscita. E in questo caso i link in oggetto non solo sono qualificanti per il sito A ma ne costituiscono di fatto la materia prima, quella che genera (per lo stesso sito A) importanti volumi di traffico in ingresso. 

 

Il traffico verso i siti B, C, D, attraverso i link del sito A di fatto crea, in termini di ranking, e quindi di website authority, valore aggiunto sia per il sito A sia per i siti B, C, D.Siamo quindi di fronte ad un profilo di link building cosiddetto naturale? 
Scopriamolo proseguendo con il nostro test... 

 

Segnalazione sito, in un portale web ai fini seo: esempio 1

  1. Nella home page del sito scelto per il nostro test, clicchiamo su “Segnala evento”. Prima del form da compilare ci appare un bel banner di Google ads quindi tutto OK: monetizzare con la pubblicità è spesso una fonte importante, se non l'unica per un sito web, un portale o un blog.
    Soprattutto se il link che rimanda alla nostra struttura è inserito a titolo gratuito. E in questo caso lo è. Ad esclusione di un pagamento opzionale in cambio di maggior visibilità.

  2.  Clicchiamo ora sulla voce di menù Cucina e sul sotto menù Dove comprare. Anche qui troneggia in posizione above the fold l'inevitabile banner di Google ads, e sotto, una lista di link (datata 6 anni addietro...) a strutture del settore agroalimentare. Alcuni puntano a pagine di strutture probabilmente dismesse che generano errore 404 (pagina non trovata), altri a pagine verosimilmente hackerate o a domini scaduti, ricomprati e rimessi in vendita.
    Qui non c'è traccia di sistemi di segnalazione sito o inserimento struttura: né gratuiti né a pagamento. Siamo quindi probabilmente di fronte ad un caso autentico di segnalazione “naturale” di link (anche se poco fortunato).

    NOTA: I problemi riscontrati sui link dovrebbero comunque far riflettere sull'utilità di questa modalità, teoricamente auspicabile ma praticamente controproducente. In primis per il sito A che ha l'onere di verificare la bontà dei collegamenti alle risorse esterne, oltre che di tenerli aggiornati. Anche perché i link interrotti non fanno bene alla seo del sito ospitante.

  3.  Clicchiamo ora sul link ADV il vero CORE della segnalazione pubblicitaria. Il tutto molto professionale, con piani di abbonamento e sistemi di pagamento. Anche in questo caso, dopo l'immancabile banner sponsorizzato.

Questo esempio, per quanto statisticamente insignificante, ha lo scopo di dimostrare che la buona pratica delle condivisioni “naturali” basata su link spontanei che contribuiscano col passaparola a diffondere contenuti web di terzi, è, a prescindere dalla qualità degli stessi (sulla quale è spesso difficile sindacare), un terreno quanto meno scivoloso.
E il caso esaminato nell'esempio è potenzialmente favorevole alla condivisione naturale, visto che l'attività del sito A non è teoricamente in concorrenza con le attività da lui stesso ospitate attraverso i link ai siti A, B, C.

 

Segnalazione sito, in un portale web ai fini seo: esempio 2

Immaginiamo invece un esempio un po' più spinoso. E che a mio avviso è invece molto più diffuso in rete rispetto all'esempio precedente.Perché se è vero che una link building di qualità presuppone che gli anchor text, (collegamenti ipertestuali con parole chiave o frasi pertinenti) siano inseriti in contesti semantici affini a quelli delle risorse linkate, non possiamo ignorare che nella maggioranza dei casi, questa affinità tematica diventa un ostacolo naturale alla condivisione perché i siti interessati sono sostanzialmente competitor nella stessa categoria!


Prendiamo il caso di www.seosemplice.it, giusto per aggiungere un po' di pepe al discorso... E ipotizziamo un backlink qualificante in termini di ranking all'articolo che stai leggendo.
Vediamo le precondizioni ideali:

  1.  Il link dovrebbe idealmente provenire da un sito con una website authority elevata in campo SEO. Avere quindi un seo score elevato; 

  2.  Il link dovrebbe essere dofollow

  3.  Il link dovrebbe essere inserito preferibilmente come anchor text all'interno di un articolo che parla di SEO;

  4.  L'anchor text non dovrebbe essere generico ma essere strutturato correttamente con parole chiave pertinenti all'argomento linkato, ad es. “...a proposito di web directory e backlink, ecco un articolo interessante che tratta in modo critico le problematiche del link building ai fini della seo."

    competitor seo milano
    Inutile sottolineare che, in base a queste premesse, il candidato ideale da coinvolgere nella costruzione di backlink qualificanti per la mia attività di seo analyst freelance non può che essere un mio diretto competitor

Perché dovrebbe farlo dunque? È possibile che lo faccia in modo “naturale”? È possibile che un sito web con una website authority elevata, conquistata magari anche con anni di duro lavoro, ceda un po' del suo ranking ad un competitor? Attraverso ad es. un link nel proprio blog, favorendo così un potenziale concorrente?
Lascio in sospeso la domanda... A voi le conclusioni.

 

La qualità della Seo on page è sufficiente a veicolare i contenuti in modo naturale? 

La sola qualità dei contenuti può, come suggerito dallo stesso Google, essere di per sé una condizione sufficiente a farli propagare in modo “naturale”?
La risposta secondo me (a dispetto delle premesse) è sì. Anche se credo che non accada se non in casi rarissimi. È sì nel senso che è la condizione ideale a cui bisogna tendere. Nella realtà invece bisogna destreggiarsi tra ciò che è ideale e ciò che è possibile.


E nel mondo del possibile la link building, secondo me, (e ahimè) ha ben poco di naturale. E non è un caso che building significhi costruzione. E ciò che è costruito, per definizione non può essere naturale.


Come è possibile allora costruire un profilo naturale di link building visto che l'affermazione stessa è un ossimoro?

Semplice: se i link non sono naturali bisogna che quanto meno appaiano tali. Non dico che sia una buona pratica... dico che in realtà spesso così accade.

É quindi questo un modo di ingannare i bot di Google?

La risposta è: sì è no.
Perché come abbiamo già spiegato è normale e corretto che Google tenda con la propria intelligenza artificiale a creare un web semanticamente migliore. Ne va' della propria affidabilità e credibilità e della stessa qualità del web. Ma allo stesso tempo, se questa strada è impercorribile fino in fondo, bisogna in qualche modo ingegnarsi a costruirla, completarla. E nel frattempo praticare quelle disponibili. Anche se sono strade di cantiere. Usando la fantasia e l'immaginazione ma senza mai utilizzare pratiche scorrette (black hot seo).

 

Intelligenza artificiale e qualità dei contenuti web

Ma come può l'intelligenza artificiale entrare nel merito della qualità dei contenuti? Visto che tale prerogativa di giudizio è tipicamente umana?
Semplice: con il maching learning, cioè apprendendo dagli stessi umani. In che modo?


Interpretando, in base al numero e alla qualità delle condivisioni di un contenuto web il grado di fiducia che gli utenti umani ripongono nei confronti di quel contenuto.
Il numero di condivisioni di un contenuto è calcolato (secondo Majestic) da una metrica definita Citation flow, il grado di autorevolezza di una condivisione è invece definito Trust flow.


È pertanto evidente che i primi fondamentali passi per ottimizzare un sito web non possano prescindere dal livello qualitativo della seo on page. E quindi direttamente dalla qualità del nostro lavoro.
Cosa che per altro trovo molto... democratica.


D'altronde se è difficile che di per sé la qualità intrinseca dei nostri contenuti e la loro corretta strutturazione in termini di tecnica seo on page, sia sufficiente a veicolarli in rete in modo naturale, va da sé che, senza questi requisiti, la possibilità di ambire al volano linkbuilding per la spallata finale che li spinga verso la top ten è praticamente nulla.


Premesso quindi che un profilo di link building naturale, per quanto auspicabile, sia difficilmente raggiungibile, come è possibile, agli occhi del motore di ricerca farlo apparire tale?
Ogni seo analyst ha naturalmente le proprie ricette ma la loro efficacia, come al solito, dovrà fare i conti con l'imperscrutabilità degli algoritmi di google. E se predire i comportamenti del motore di ricerca à praticamente impossibile, altrettanto non lo è analizzare a “giochi fatti” quali strategie, anche e soprattutto in termini di link building, sono considerate premiali ai fini del posizionamento.


E gli strumenti non mancano, Semrush in particolare ci permette di analizzare quanti e quali backlink puntano al nostro sito, quanti e quali sono dofollow o no follow, quanti e quali sono potenzialmente tossici e come rimuoverli.
E soprattutto capire quali strategie (più o meno naturali) dispiegano i nostri competitor.

 

Strategie di link building

Premesso quindi che:

  1.  una seo vincente deve puntare in modo assoluto alla qualità dei contenuti e che solo quest'ultima può creare valore aggiunto premiale per il posizionamento della nostre pagine

  2.  la link building, nella maggioranza dei casi non è naturale ma appare tale

  3. qualunque strategia finalizzata a manipolare il page rank come ad es. creare schemi di link, viola le istruzioni per i webmaster di google


vediamo cosa dice lo stesso Google in merito alla buone pratiche consigliate e a quelle non consigliate nella propria guida per i webmaster.

Guida introduttiva all'ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO).

Detto ciò, Buon lavoro a tutti!

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